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    Il catasto teresiano trentino-tirolese tra Sette e Ottocento. Marcello Bonazza. Né, di conseguenza, che intorno alla sua formazione si produca un confronto spesso silenzioso ma serrato tra le parti in gioco.

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    Domande Frequenti FAQ Alcune delle domande più frequenti hanno già risposte, sono utili a risolvere subito un quesito. Catasto di Trento Sede Tutti i numeri di telefono, indirizzi, pec, del Catasto di Trento e delle sedi distaccate.

    Come gli analoghi registri delle altre città nord- italiane, primi fra tutti i roveretani, erano compilati da commissari appositamente nominati dalle autorità cittadine, nel caso di Trento due per ognuno dei quattro quartieri della città. Si tratta comunque di un esempio significativo di per sé, non rivelatore di cri- teri consueti. Unici elementi non fisici, gli affitti percepiti, assunti a fonte di ricchezza tassabile, e gli affitti pagati a terzi, contestualmente detraibili. Prontuario per la ripartizione delle quote fiscali delle comunità del settore orientale della pretura esterna di Trento, Era su questo piano che si collocava il patto di sovranità: con la conseguenza che la relazione di potere si incanalava poi in una serie di vin- coli separati che stava al principe armonizzare ed equilibrare.

    Fin qui il discorso teorico, che naturalmente assume forme del tutto diverse nelle realtà costi- tuzionali europee di antico regime, a seconda delle differenti declinazioni della statualità. Sul piano pratico, ad ogni modo, resta un fatto: e cioè che, ovunque la politica fiscale del governo richiedesse o suggerisse la misurazione della ricchez- za immobile e dunque la produzione di estimi, questi furono e rimasero senza eccezione stru- menti propri delle comunità rurali o cittadine.

    Si tratta di un potere del quale ogni comunità di antico regime, dalle più grandi città delle pianure ai più remoti villaggi di montagna, fu sempre molto gelosa e che veniva esercitato con estrema attenzione e prudenza. Si trattava di una burocrazia rudimentale e occasionale, ma perfet- tamente oliata ed efficiente, funzionale al ruolo che una città come Trento intendeva giocare nella difficile partita della fiscalità territoriale.

    Lo stemma settecentesco del conservatore degli estimi pubblici, dipendente dal Magistrato consolare di Trento. Gli esti- mi sono conservati per decenni presso le loro abitazioni; a loro deve rivolgersi chiunque voglia prenderli in visione, principe vescovo compreso; loro hanno il compito di custodirli, di aggior- narli, di utilizzarli per la compilazione di libri di colta, il tutto al di fuori di qualsiasi controllo che non fosse quello, certo molto blando, dei colleghi consoli e del tesoriere.

    Un aspetto del contesto sarà, appunto, la gelosa difesa delle prerogative dei corpi intermedi; un altro, la riforma del sistema fiscale col- legato ormai da secoli agli estimi.

    Inoltre, la concezione stessa di ricchezza — tale solo quando si stabilizzava nel possesso di un bene immobile, radicato sulla terra — suggeriva agli uomini del medioevo di fare della pro- prietà fondiaria la base imponibile per eccellenza. La ricchezza mobile interessava di meno, e comunque veniva in fondo intercettata, nei suoi movimenti, attraverso le varie forme di fiscalità indiretta, come i dazi e le gabelle sui consumi.

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    La produzione dei primi estimi venne salutata come il passo avanti definitivo nella perequa- zione dei carichi fiscali. Questo sistema, rudimentale quanto si vuole, per tutta una serie di ragioni pia- ceva molto agli interessati: vuoi perché favoriva i ceti privilegiati, vuoi perché lasciava alle amministrazioni locali ampia autonomia gestionale, vuoi perché applicava ai beni immobili ali- quote relativamente limitate, vuoi perché richiedeva una compartecipazione nella pianifica- zione e nella gestione della politica fiscale.

    Il caso del Tirolo, in questo senso, è esemplare. In questo percorso, la riforma catastale del XVIII secolo sarà un passag- gio di grande importanza, ma — come vedremo — non decisivo. Il principe vescovo di Trento, finiti i tempi delle grandi colte straordinarie, si accontentava ora di percepire la colta ordinaria che i sudditi gli dovevano come signore feudale: una presta- zione modesta, annuale, di importo fisso e applicata ai fuochi, destinata a sopravvivere fino alla soppressione dello stato ecclesiastico nel Pur riconoscendo la sovranità vescovile e regolando i rapporti politici sul ter- ritorio, le compattate portarono, come effetto collaterale, lo svuotamento di una delle prero- gative principali del principe vescovo: naturale conseguenza ne fu che tra e i vescovi appaltarono alla contea la responsabilità della difesa del territorio.

    Era infatti a nord di Trento, negli ampi domini del conte del Tirolo, che durante il Quattrocento si erano venute formando una statualità, e dunque una fiscalità, effettivamente moderne: qui un principe bisognoso di denaro — per difendere il territorio dai nemici, per sostenere la poli- tica matrimoniale, per accrescere il prestigio, per costruire palazzi, per finanziare le prime strutture burocratiche stabili — aveva imparato a drenare le risorse del territorio costituendo sedi di rappresentanza, accettando il confronto politico, cedendo spazi di gestione.

    Una fonte dalle grandi prospettive di sviluppo, come avrebbero imparato a proprie spese i contribuenti tirolesi e trentini. Köfler, Land Landschaft Landtag. Il contributo, limitato sulla carta alle sole spese di difesa, poteva essere prestato direttamente in uomini, equipaggiati con arma- mento leggero e mantenuti per un mese, ma veniva chiesto preferibilmente in forma liquida, con un equivalente in denaro che il principe utilizzava poi per arruolare soldati professioni- sti.

    Calcolando in 4 fiorini il costo medio di mantenimento mensile di un fante, il contingen- te-tipo di uomini corrispondeva a un contributo di Dei fanti assegnati a vescovati, nobili e prelati, 65 a testa toccarono alla mensa vescovile di Trento e al capitolo cattedrale insieme al clero.

    Una porzione importante fu poi posta a carico delle giurisdizioni vescovili: Trento con la pretura esterna ebbe fanti, Levico 15, Stenico 20, le Giudicarie 60, Pergine 38, Tenno 10, la valle di Fiemme 40, Termeno 10, le valli di Non e di Sole Il principato vescovile di Trento, nel suo insieme, contribuiva insomma per fanti su almeno in teoria, perché fin dal primo momento le giurisdizioni rurali rifiutarono il pagamento, avanzando diritti e privilegi, mentre soltanto vescovo, capitolo e città capoluogo aderirono alla fiscalità tirolese.

    Posto che su una contribuzione di Il che fu cagione delle reiterate richieste di una revisione generale dei registri. Il sistema della Landsteuer conobbe uno sviluppo non insolito, ma decisivo, nel Il fante steorale annuo a carico dei contribuenti assommava ora a 36 fiorini.

    Poco importa che il proclama del rimanesse di fatto lettera morta. I ceti, che si rendevano conto degli accresciuti bisogni dello stato e che sentivano la pressione del principe, riuscirono quasi sempre a cavarsela semplicemente accordando uno, due o anche tre termini steorali straordinari.

    Diversi stu- diosi hanno ipotizzato che la portata riformista implicita nella riforma dei catasti non fosse pienamente compresa dai circoli intellettuali e dagli ambienti politici che pure la promuove- vano. La fioritura dei catasti nel Settecento europeo Come avviene per tutti i tentativi, gli esiti non sempre corrispondono alle premesse.

    Solo allora, dietro la facciata di una restaurazione più proclamata che attuata, in realtà liberati per mano altrui di tanti vincoli altrimenti indissolubili, i piccoli stati italiani e le grandi monarchie europee saranno in grado di riformare in via definitiva la materia catastale, inaugurando la stagione dei grandi catasti nazionali di concezione moderna. La rilevazio- ne tramite funzionari del governo, coadiuvati da esperti agrimensori, anziché il consueto ricorso alle autodenunce, in primo luogo.

    Le qualità che rendono il catasto milanese un oggetto straordinario quanto isolato si ritrova- no solo parzialmente in altri esperimenti. Da Il Catasto teresiano di Pavia. Il controllo delle operazioni restava comunque riservato alle singole comunità, che del catasto erano le legittime detentrici. Nemmeno il poco reattivo stato borbonico rimase insensibile alle nuove opportunità offerte dal rinnovo dei catasti.

    Non mancavano, nel Mezzogiorno, circoli politici illuminati e avanza- te competenze tecnologiche, che potenzialmente avrebbero potuto aprire la via alla realizza- zione di uno strumento molto moderno.

    Non molto meglio andarono le cose nella monarchia austriaca: anche se la dimensione medio-piccola dei territori ereditari meglio si sarebbe adattata ai primi esperimenti di rileva- zione centralizzata, la perequazione tributaria fu condotta di fatto soltanto in Boemia e in Slesia, nella prima metà del secolo, quindi in Tirolo nella seconda metà. Ma la questione della revisione degli estimi affonda- va le sue radici ben più indietro nel tempo. Ogni comunità o giurisdizione del territorio aveva il proprio estimo, ciascuno risalente a periodi diversi, e dunque testimonianza di con- dizioni economiche e strutture proprietarie potenzialmente difformi, ciascuno elaborato con criteri specifici, e dunque solo a fatica rapportabile agli altri.

    Che ruolo dovevano avere i soggetti marginali, dai nobili alle istituzioni caritative, registrati occasionalmente e con criteri eterogenei? Chi assicurava che le rilevazioni di Trento fossero accurate come quelle di Rovereto?

    Della questione si occuparono molto per tempo sia i ceti tirolesi, soprattutto dopo il , sia le autorità di governo, decise a far valere la propria ingerenza in materia catastale.

    I principi vescovi di Trento e di Bressanone, legati a doppio filo fin dal alla politica tributaria di Innsbruck, si erano adeguati automaticamente. Il procla- ma, pur rispettando la competenza primaria delle comunità, era di impostazione molto moderna. È vero che la fonte principale di informazione restava la fassione ma nel non era davvero lecito attendersi altro ; tuttavia la responsabilità di valutare i beni in ultima istan- za e di commissionare misurazioni peritali era riservata a commissari del governo assistiti da esperti locali.

    Ai principati vescovili di Trento e di Bressanone era accordata la facoltà di istituire commissioni autonome, tenute comunque a seguire criteri omogenei a quelli vigen- ti nella contea.

    Era sottoposto a registrazione e stima un assortimento molto ampio di beni: conventi, castelli, palazzi urbani, case e porzioni di case, stalle, capanne, masi, terreni di ogni tipo, censi e rendite su beni immobili.

    Geoportale Cartografico Catastale - Agenzia delle Entrate

    La valutazione non era basata sullo stato presente e sul prezzo di compravendita, ma — con intuizione assai evoluta — sulla qualità generale e intrinseca del bene, deducibile dalla produttività media e dalla rendita.

    Come nella monarchia sabauda, come nello stato pontificio, anche in area trentino-tirolese la fine del Seicento mostrava tutta la discrasia tra sempre più lucide intenzioni riformatrici e tutto- ra potenti resistenze.

    Un solo elemento avrebbe potuto, forse, scompaginare il fronte anti- perequazione: e cioè la reale volontà del governo di perequare, introducendo elementi di equità e di giustizia contributiva in un panorama effettivamente squilibrato. Nel confronto tra ceti e principe, ebbe la meglio la riven- dicazione da parte dei ceti della propria esclusiva competenza sul sistema fiscale.

    E poiché i ceti nicchiavano — divisi tra il desiderio di perequare i carichi e di recuperare i fanti inesigibili e il timore di perdere posizioni e di dover pagare più tasse — ancora una vota non se ne fece nulla. Fase totalmente deficitaria, se si guarda agli effetti pratici, ma non priva di implicazioni se osservata in prospettiva.

    Non è facile determinare in quale misura la fallimentare esperienza del rinnovo degli estimi abbia influito sulle scelte di governo di Maria Teresa, e segnatamente dal gabinetto Haugwitz. Basandosi sulle risultanze di diverse indagini preliminari, nel un nuovo editto a firma Maria Teresa riproponeva la riforma dei catasti, affidandone la guida a una delegazione mista di commissari austriaci e rappresentanti del paese e dettandone i criteri portanti.

    Il tutto nel termine di sei mesi. In compenso, questa volta i lavori cominciarono davvero. La teca contenente le fassioni presentate dai possidenti di Trento residenti nel quartiere del Duomo e di Santa Maria Maddalena e nel borgo di Santa Croce, part. In questo modo si era creato il precedente, che avrebbe prodotto i suoi frutti dieci anni dopo.

    Quasi nulla, del trattato del , piaceva ai sudditi vescovili. Ma i suoi entusiasmi non pote- vano piacere né al magistrato consolare di Trento, che temeva di perdere il controllo sugli esti- mi esercitato finora senza alcun ostacolo, né al capitolo cattedrale, che vedeva minacciate le sue esenzioni, né alle comunità rurali, che temevano la fine del regime delle renitenze.

    La resistenza più scoperta provenne dalle fila del magistrato consolare, impegnatissimo in quegli anni a ridefinire la propria storia e il proprio ruolo costituzionale in funzione autono- mista, antivescovile e antiaustriaca. In effetti, men- tre a Innsbruck si decidevano le sorti della grande operazione catastale, il magistrato con- solare appare impegnato piuttosto a ridefinire le quote e a comprimere le libertà del distret- to rurale. Si trattava della città di Rovereto con la sua pretura che — in quanto giurisdizione immediatamente sottoposta alla sovranità del conte del Tirolo — non aveva alcuno schermo dietro cui rifugiarsi.

    Sia pure a prezzo di significative concessioni e arretramenti, questa volta la corona aveva ottenuto un effettivo e veloce avvio delle operazioni. La tecnica del tempo, avanzata per quanto riguarda la misura dei terreni piani, dava risultati inevitabilmente approssimativi nella definizione delle superfici montuose. Questo in effetti prescrivevano le patenti del e del Infatti, non solo ragioni di ordine tecnico e autonome scelte di gestione ave- vano consigliato alla commissione di rinunciare ai due elementi qualificanti di una qualsiasi perequazione moderna vale a dire la misurazione peritale e la stima della rendita depurata , ma anche e soprattutto considerazioni di ordine economico misurare per via di periti sareb- be effettivamente costato molto e, in senso lato, politico.

    Si scelse una soluzione di compro- messo che consentisse, alla fine, il recupero del gettito senza urtare oltremodo le sensibilità del territorio e in particolare delle sue componenti più autorevoli e combattive.

    Nulla di nuovo, del resto, sul piano formale: la distinzione ricalcava, sia pur con maggior precisione, la tradizionale distinzione tra steora nobile e steo- ra comune. La proposta della commissione governativa fu di consolidarla alla steora rusticale, investendo il possessore — per lo più il contadino — del pagamento anticipato e riservandogli poi il diritto di rivalersi sul beneficiario delle prestazio- ni fondiarie, vale a dire il possidente: ma a seguito di assidue e circostanziate proteste, pro- venienti soprattutto dalla dieta e dalle comunità, si decise di soprassedere.

    La teca contenente le fassioni presentate dai possidenti di Trento residenti nel quartiere di san Benedetto e nelle ville di Mattarello, Valsorda e Montevaccino, part.

    Resta comunque da chiedersi, al di là delle valutazioni di merito, perché in Tirolo non si seguisse semplicemente il modello degli ormai numerosi catasti realizzati in diverse regioni europee: il pretesto delle difficoltà orografiche regge solo fino a un certo punto, perché, sep- pur sempre per via di fassioni, erano state poste a catasto ampie aree sia delle Alpi che degli Appennini.

    Il problema era altrove: nel desiderio di risparmiare denaro e di non irritare i possessori, nella sfiducia di poter addivenire a sintesi affidabili dei dati a disposizione. Il tutto con lo scopo di limitare le sperequazioni da zona a zona e di assicurare agli estimi la mas- sima obiettività.

    Il risultato pratico di questa attività fu una serie di protocolli, uno per comu- nità, comprendenti il sunto ordinato delle fassioni e il relativo estimo. Ai periti stimatori venne inoltre prescritto di classificare in poche parole la qualità dei terreni, in modo da poter effettuare un ulteriore controllo di garanzia. Le misu- re, presentate con estrema varietà nelle fassioni, vennero uniformate in base alla pertica viennese. Terminato il primo giro di stime, cominciarono — siamo intorno al — il raffronto e la revi- sione dei protocolli: operazione che diede esiti tanto deludenti da costringere, in pratica, a una nuova tornata di perizie.

    Pratiche Catasto - Trentino Alto Adige

    Evidentemente, gli stimatori locali avevano agito in modo troppo autonomo, o forse le ordinanze non erano risul- tate sufficientemente chiare. Le operazioni di stima diedero risultati non proprio coerenti con le premesse metodo- logiche e ideologiche: le rendite dominicali finirono per essere sottostimate rispetto a quelle rusticali. Le mappe sono georeferenziate e rettificate. La georeferenziazione è ottenuta associando ad ogni foglio un file di tipo JGW con le coordinate dei vertici nel sistema di riferimento.

    Dal punto di vista storico si consideri che già intorno al nel ducato di Milano, sotto gli Asburgo, si procedette a realizzare una forma di catasto basata sulla rappresentazione cartografica dei beni. Nello stesso periodo, nel resto delle province dell'impero, difficoltà nei rapporti sociali con proprietari terrieri e sudditi, rallentavano l'introduzione di nuovi sistemi erariali.

    Nel l'imperatrice Maria Teresa d'Austria ordinava l'istituzione, su tutto l'impero, dei registri e delle mappe catastali.

    Le operazioni di rilievo furono divise in 4 fasi:. Il rapporto di scala utilizzato fu di un pollice sulla mappa per 40 pertiche sul terreno che corrisponde ad un rapporto di scala di Oltre a rappresentare i confini particellari le mappe storiche costituiscono vere e proprie carte tematiche di uso del suolo e dei manufatti principali. Con colori ad acquarello, simboli e segni convenzionali sono state differenziate le culture, le tipologie dei fabbricati, le strade ed i corsi d'acqua.

    La cura dei particolari come il fronte d'ingresso di un fabbricato evidenziato in grassetto o la ruota macinante ad indentificare opifici a funzionamento idraulico, hanno reso queste carte parlanti e comprensibili anche ai non addetti ai lavori.

    Completa la carta, una toponomastica dettagliata.